La guerra infinita scatenata dallimperialismo americano prosegue senza soste determinando sconvolgimenti sempre più vasti, senza che la causa dei comunisti abbia fatto in Italia un passo in avanti. Tante battaglie antirevisioniste e tanti proclami antimperialisti hanno lasciato il posto ad un deserto di iniziativa che lascia il campo, completamente, a forme di opposizione alla guerra di matrice no global o semplicemente pacifista. Non che ci dispiaccia che milioni di persone vadano in piazza con lo slogan not in my name. Anzi. Però, come comunisti ci aspetteremmo che coloro i quali per anni si sono definiti tali facessero uno sforzo di immaginazione per andare un pò oltre e adeguarsi agli avvenimenti. Apparentemente la situazione dimostra che di comunisti in Italia non cè bisogno, dal momento che da Cofferati a Gino Strada, a Scalfaro al Papa è tutto un inno alla pace e milioni di persone si mobilitano contro la guerra. Come è successo nei decenni scorsi, quando la situazione si fa seria i comunisti scompaiono e non solo perchè i livelli sommergono le piccole enclaves di resistenti, ma perchè la logica che prevale è quella del non sono daccordo, ma mi adeguo allesistente. Salvo poi a praticare lo sport del rivoluzionario a parole quando le acque si placano e i discorsi ridondanti possono essere percepiti. Non solo a parole, ma anche con la microiniziativa fatta di convegni antimperialisti per pochi intimi o costituzione di comitati a favore della vittima di turno.
Nelle circostanze difficili, è vero, si attivano improbabili partiti comunisti più o meno clandestini, ma il sospetto che nasce è che tanta determinazione nasca negli uffici di qualche proletario in divisa che ha ricevuto il compito di sollecitare limmaginazione dei mass-media. Il dibattito vero, quello tra comunisti che hanno un comune sentire antimperialista, basato sul leninismo, non decolla. Cialtroneria, immaturità politica, cattiva tradizione gruppettara o, peggio, opportunismo e saccenteria mantengono le forze in ordine sparso col risultato che il movimento non si può avvalere di un punto di riferimento forte nello scontro sulla guerra e nella lotta allimperialismo. Nel corso di questi anni, pubblicando Aginform, abbiamo avuto rapporti con compagni e compagne comuniste che stimiamo e riteniamo possano dare un buon contributo alla ripresa comunista. Chiediamo a costoro: quante guerre debbono essere scatenate per mettere allordine del giorno la questione dellorganizzazione comunista? Oppure si è creduto finora che la questione comunista fosse un fatto ideologico o letterario? Forse che il ministro Pisanu ha visto più chiaro di molti che si definiscono comunisti mettendo in chiaro come i fautori della guerra si sono organizzati?